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Tangente alla Italiana e omicidio d’un immigrato a Milano

La maggioranza dei milanesi intervistati crede che il caso di Milko Pennisi, presidente della Commissione urbanistica a Palazzo Marino, e consigliere comunale del Pdl, arrestato per tangenti sia un caso isolato.(*)

Impossibile o possibili dimostrare la provenienza di denaro in contanti che entrava in banca, si sa con le prove in mano, denaro che intascava per le tangenti degli imprenditori immobiliaristi. Ma lo stesso Pennisi dice: ”A Milano lo sanno tutti — se vuoi essere sicuro che una certa pratica non abbia intoppi ti devi rivolgere a certi professionisti...”(**). Noi crediamo nella giustizia che dovrà dimostrare la assoluta verità.

Sì la maggioranza di milanesi dicono che sia un caso isolato, hanno ragione perche ce una minoranza che considera tutto questo può essere soltanto la punta d’ un iceberg.

Nel caso del omicidio d’ un immigrato egiziano, per cinque delinquenti latinoamericani, nessuno può dire la maggioranza, perche no esiste una minoranza, ne anche si può dire di destra e sinistra, perche la delinquenza non ha un colore politico, e’ un male di tutte le società che bisogna controllare ed in questo compromette anche noi la responsabilità come immigrati.

I delinquenti por un caso banale, estraggono il coltello e colpiscono, perche si credono capi del territorio, senza misurare le conseguenze. Si l’omicidio fosse stato al contrario ad un latinoamericano, sicuramente nessun latino avesse avuto la fatica di generare una rivolta rovesciando motorini, macchine e sfondando vetrine dei negozi a caccia dei responsabili del assassinio. E’ comprensibile il dolore e la rabbia che non giustifica i danni materiale e l’ immagine di nostra condizione d’ immigranti.

E’ sbagliato considerare un episodio delinquenziale come responsabili tutti gli immigrati, tutti i clandestini e parlare come tutti i responsabili del problemi d’ insicurezza; o come uno scontro generalizzato interetnico, la verità un gruppo di nordafricani in cerca di vendetta contro i delinquenti ed assassini.

Certo le persone per bene non portano i coltelli in tasca, sono portatori di forza di lavoro, di solidarietà, di soddisfazione di vivere in Italia, di contribuire allo sviluppo della azienda dove lavorano, sono contenti di lavorare in nero ed anche con rassegnazione di vivere in condizione di clandestinità. Ma un episodio di questa natura con le testate di cronaca dei mezzi di comunicazione con le denominazione di immigrati egiziani e sudamericani, annulla la buona immagine guadagnata di grandi e bravi lavoratori.

Di fronte a la drammatica realtà torna la calma y le proposte per controllare la sicurezza variano d’accordo a la visione e passione politica: Dal controllo casa per casa in tutto via Padova, lo "stop di un anno per tutte le vendite immobiliari agli extracomunitari non residenti in Italia"; pugno de ferro contra la clandestinità, da altro canto se dice un fallimento de la politica d’integrazione e del governo regionale e locale di Milano.

Chi conosce via Padova? Da Piazzale Loreto fino alla fine, la strada è lunga 4 chilometri, 50 nazionalità. Secondo l’ultimo censimento della Camera di Commercio 1311 imprese da queste parti parlano un’altra lingua.(***). Una via multietnica con una diversità di lingue e culture una ricchezza che manca un vero progetto d’integrazione alla legalità, dove gli stessi immigrati devono essere responsabile della propria sicurezza, salvaguardando la loro identità.

Siamo de parte de la giustizia, dei diritti e doveri, chi sbaglia deve pagare con la forza delle legge, da chi veste le funzione pubbliche ed approfitta del carico per vendere gli appalti e tradire la fiducia del popolo e di chi delinque in danno e contro la vita.

(*) http://www.c6.tv/archivio?task=view&id=8114

(**) Corriere della sera 14/02/2010

(***) La Stampa 14/02/2010

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