Mariposa

Maravilla de la naturaleza.

Un bote en el Rio

Desafio al agua.

Un bejuco en la foresta

Creación natural.

Puente en el Rio Nieva

Entre dos riberas.

Puente en Milán

Arquitectura moderna.

domingo, 7 de junio de 2015

Mi Piace…un Mondo



Martedì 16 giugno 2015, ore 20.00

In via Antonio Pacinotti 6, Milano.
E’ una iniziativa del Centro Socio Culturale Antonio Raimondi, in collaborazione con il Ristorante Cinema Teatro Trieste a Milano, che si inserisce  dentro il programma Pane e Musica promosso dall’Associazione di secondo livello Città Mondo, eventi realizzati dal 06 giugno al 21 giugno e sostenuti con il contributo dal Comune di Milano.

L’evento Mi piace…un Mondo. Si propone di portare a conoscenza del pubblico italiano, la storia e la cultura musicale di ANNA CHARUN ed il Gruppo Canela, che sono un’espressione della numerosa e variegata comunità peruviana residente a Milano, culturalmente impegnati a valorizzare e incrementare l'amicizia e lo scambio tra il Paese di origine e l'Italia.

La proposta è finalizzata a promuovere la interculturalità, ossia la conoscenza della cultura musicale del Perù nero. in particolare musica creola valser festejo e lando, con gli strumenti originali di Cajòn: È un parallelepipedo di legno che rappresenta più di ogni altro strumento l’identità musicale afroperuviana. Cajita: È una scatola di legno a forma di piramide tronca rovesciata inizialmente usata per la raccolta delle elemosine in chiesa. L’esecutore la tiene appesa al collo e ne colpisce il fianco con una tozza bacchetta di legno. Nello stesso momento con l’altra mano apre e chiude ritmicamente il coperchio producendo un altro suono secco. Quijada o carrasca. Mandibola di asino, i cui denti sono liberi di vibrare all’interno degli alveoli. Se percossa con la mano o il pugno produce un tipico suono vibrante e prolungato. 

Buon divertimento.

martes, 14 de abril de 2015

Eduardo Galeano fallecido el 13 de abril 2015

A finales de septiembre, en Perú, una maga me leyó la suerte. La maga me anunció: "Dentro de un mes recibirás una distinción". Yo me reí. Me reí por la palabra distinción, que tiene no sé qué de cómica, y porque me vino a la cabeza un viejo amigo del barrio, que era muy bruto pero certero, y que solía decir, sentenciando, levantando el dedito: "A la corta o a la larga, los escritores se hamburguesan".
Así que me reí de la profecía de la maga y ella se rió de mi risa.
Un mes después, exactamente un mes después, recibí en Montevideo un telegrama. En Chile, decía el telegrama, me habían otorgado una distinción (así decía el telegrama: "distinción", como la maga). Era el Premio José Carrasco Tapia. Yo salté de la alegría.Continua...

jueves, 26 de marzo de 2015

Love Run 2015 per Marco, Cristina e Gabriel

È in programma per domenica 29 marzo il Love Run dedicato agli amici Marco Magnani, Cristina e al piccolo Gabriel. Abbiamo parlato di loro anche sulla nostra pagina facebook: Marco Magnani, di Lazise (VR) e la compagna Cristina Akintui, peruviana da molti anni in Italia, durante una vacanza in Perù, il 25 gennaio scorso hanno avuto un incidente durante un gita in barca e oggi non ci sono più. Erano molto noti nell’ambiente biker veronese, per questo gli amici Roberto Olita di Indian Tattoo, insieme a Massimo, Antonio e Luca Lovato della Pacheca Rock Bar, hanno deciso di organizzare un run per dare loro l’ultimo saluto.

L’appuntamento è alle 9.30 presso la Pacheca Rock bar di Lazise, partenza alle ore 10 in direzione Salò e da qui verso Limone del Garda. Alle 12 si terrà un aperitivo a Pieve di Tremosine, mentre il pranzo sarà intorno alle 13.30 alla Speck Stube di Malcesine. Nel pomeriggio si farà ritorno alla Pacheca. Non è prevista nessuna quota d’iscrizione ma solo la voglia di passeggiare con la propria moto nel ricordo di tre amici sempre presente nel cuore di tutti gli amici e di tantissimi motociclisti della zona.

www.facebook.com/pachecarockbar
www.facebook.com/pages/IndianTattooVerona/163562697026033


Fonte:  www.lowride.it/news.

miércoles, 25 de marzo de 2015

Lettera a Marco Magnani nel giorno del suo funerale 24 gennaio




Ricordo che il 5 gennaio a Milano, dopo una lunga conversazione tu mi avevi detto. Caro Leo vieni a trovarci a Lasize. Ti avevo promesso di venire.

Mai avrei pensato che passati 83 giorni venire e trovarti  significava l’Addio definitivo, la nostra separazione fisica. Caro Marco  tu vivrai soltanto nel nostro ricordo, nella mia mente e nel mio cuore.
Oggi ricordo il nostro dialogo di mezza giornata a Milano, del sogno d’andare in Perù a conoscere la terra dove  è nata Yanet Cristina la tua carissima moglie, di conoscere le comunità indigene della zona. ce hai riuscito ad andarci, hai mangiato e ballato con loro, ma al vostro ritorno siete stati traditi delle onde impetuose del fiume Marañón  e ve ne siete andati tutti e 3 insieme, ed insieme a voi anche lo zio Samuel, il fratello de Graviela la tua suocera.

Dal luogo privilegiato dove ti trovi insieme a Yanet Cristina, Gabriel e Samuel, avete visto il nostro petto aperto con una profonda ferita, ancora sanguinante per la vostra partenza improvvisa dal viaggio senza ritorno.
Hai visto  Graviela suoi occhi hanno perso la luce per il pianto di tutti giorni, ricercandovi sul lungo fiume, disperata insieme a Emilia e Yony nostri fratelli in Perù.

Caro Marco tu sai che abbiamo caricato la croce per lungo tempo e tu ne sei testimone. Abbiamo pregato  Dio chiedendogli di restituire vostri corpi. Dio ci ha ascoltato; suoi miracoli ci sono avverati e abbiamo avuto la fortuna di vedervi per l’ultima volta, di lasciarvi nel luogo giusto del riposo in pace; e quando avremo nostalgia della vostra assenza verremo a trovarvi per parlare in silenzio, o forze sarà un dialogo con noi stessi.

Oggi ti ho visto per l’ultima volta insieme a la tua grande famiglia, grande amici e cittadini di Lazise. Insieme a me Carolina, Rosalina, Manuel e il nostro vecchio amico Mimo. Ti ho portato il saluto di Graviela ancora in Perù, de Rony e Victoria che come tu sai si sono trasferiti da Barcelona a Bolivia, di Emilia e Rene. Caro Marco di tutta la mia famiglia che tu personalmente hai conosciuto.

Caro Marco, abbiamo avuto bisogno del tuo ritorno, per salutarti, per abbracciarti, per dimostrarti quanto oggi ci manchi, e quanto ti vogliamo bene. infine abbiamo avuto bisogno del tuo ritorno per iniziare a sorridere de tuoi bei ricordi.

Caro Marco, forse soltanto tu lo sai e nessuno altro, delle  emozione contrastanti di pianto e gioia, che abbiamo vissuto nell'incontrare  Cristina il 26 gennaio, dopo il ritrovamento de Samuel l’8 febbraio,  l’impazienza e perdita della fede e della speranza, l'angoscia,  poi il tuo ritrovamento il 19 e di Gabriel il 20 di febbraio. Emozioni indescrivibili.  È rinata in ognuno di noi la FEDE e la SPERANZA.

Un pugno di terra sulla tua tomba simbolo del legame del nostro affetto e il compromesso di non dimenticarti mai,  un altro pugno in nome de Yanet Cristina, ed un altro ancora in nome de Gabriel. Dio ha voluto darvi la vita e vi ha unito per poco tempo, la tragedia del 25 gennaio sul fiume Marañòn vi ha unito nel amore per l’eternità.
Addio caro Marco.
Eleuterio Ruiz Pèrez.
Milano 24 marzo 2015

martes, 17 de marzo de 2015

Gabriel Magnani de regreso de Bagua a Trujillo




A las 11 de la mañana hora  del Perú, Gábriel a iniciado su viaje de regreso de Bagua a Trujillo. Un viaje junto a su abuelita Gavy, tía Emilia, y sus tíos Yony y Paulino.

Al fín todo los documentos estan en orden y él mismo al completo, regresa para quedarse definitivamente en Trujillo, junto a mamá Yanet Cristina, tío Samuel y sus bisabuelitos Felipe y Cristina.

Parece que el aire es más puro, poco a poco queda atras el calor tropical de Bagua y se inicia la subida de la parte andina hasta llegar al abra de Porculla, el paso más bajo de la cordillera  norte del Perú.  y luego se desciende hasta llegar a las llanuras de Olmos, entrar en la panamericana norte, atravezar Chiclayo y finalmente Trujillo, al lugar de partida de aquel viernes  23 de enero. 

Atrás queda el último domingo pasado, el día más pesante para mi y para Gavy, porque  no teniamos una explicación clara y precisa del motivo que la cabeza de Gabriel se haya separado del cuerpo por la distancia de 162 km, distancia que separa de Bagua Chica a Chachapoyas capital de la Región  Amazonas.

Extrañamente aquel día me senti prisionero de mis propios pensamientos, que cambiaban de forma en cada momento, tratando de olvidar salí de casa y me dirigí a un supermercado vecino, no demore mucho tiempo, regrese a casa, me sente cansado sobre el sofá, cogí el teléfono y llame a Gavy.

- Como estas hermanito contesto en la otra linea.
- Reflexionando como vamos a salir de este tunel respondí.
- Yo me siento como una camisa que sale de la lavadora, y por momentos hecha pedazos; sin embargo reafirmó: “He hablado con un abogado para que él este presente cuando me entreguen  la  parte que falta de Gábriel, que seguramente llegará mañana lunes de Chachapoyas. Me ha sugerido asentar la denuncia ante la Fiscalia Provincial de Bagua y Yo estoy completamente de acuerdo, me presentare y explicare punto por punto este caso insólito, pués lo que yo pido es solamente justicia”. Anotó.

Dicho y hecho, el lunes  por la mañana se presento ante la Fiscalia Provincial de Bagua Chica, acompañada de un abogado, y detalló minusiosamente todo lo acontecido, su relato conmovió a la Fiscal de turno que de inmediato se dirigierón al hospital donde se encontraba Gabriel. Allí encontrarón al Médico Legal, que se sorprendió al ver a Gavy junto a su representante legal y la Fiscal Provincial.

Ante las interrogantes de la autoridad, el médico respondió mostrando la parte del cuerpo que faltaba, que había llegado de regreso de la ciudad de Chachapoyas.

“ Para nosotros en estos casos es una práctica normal, porque  aquí no tenemos los instrumentos adecuados  y se realiza con la ayuda del Antrópologo Forenze en la ciudad de Chachapoyas a solicitud de la Fiscalia y como Uds. pueden ver,  aquí esta un sobre dirigido a la Fiscal de Imaza, que en su interior contiene explicaciones profesionales con medidas del craneo que permiten determinar la edad del niño desparecido”. Reafirmando mayor su justificación dijo: “Todo esta enmarcado en las normas y aquí estan los documentos del proceso”. De un estante estrajo un libro donde se encontraban registrados, muchos casos, con fechas de envio a Chachapoyas. Argumento: “Claramente, estos son casos especiales, cuando son muy díficiles de identicar”.

Gavy continuo diciendo: “Ví que todo estaba conforme y ante la explicación del médico, me quede sin palabras, él mismo con mucho cuidado, acomodo de lo mejor el cuerpecito de Gábriel en su pequeño ataud.  No te imaginas hermanito! cuantos sentimientos y emociones  se agitarón en mi pecho, anulando en un segundo el dolor, el cansancio, mi amargura, mis penas. Me senti tranquila. Para mi sóla dije: GÁBRIEL REGRESAMOS A CASA”.